Terremoto in Emilia nella bassa modenese

Voglio provare a spiegarvi com’è il terremoto in Emilia, visto che me lo avete chiesto in tanti.

Io sono stata a casa dei miei genitori a San Prospero il tempo di sentire 4 scosse molto forti (quelle piccole non sto a contarle) quindi in minima parte so cosa provano la mia famiglia, i miei amici, i conoscenti, e tutti quelli che sono in questa situazione.

Quando arriva la scossa forte ti prende alla sprovvista perché sembra lunghissima. Sei in piedi in giardino o comunque per strada e ti rendi conto che non puoi sfuggire. Quando senti un terremoto in casa, pensi a correre fuori e quando sei fuori ti senti salvo.

Ma quando sei già fuori?

Parliamo di persone che dormono fuori da giorni e vivono fuori, in parchi o giardini o parcheggi. Quando arriva la scossa e sei in piedi all’aperto non sai cosa fare, non puoi scappare da nessuna parte. Devi stare lì fermo a prenderla tutta. E il terreno sussulta, fa su e giù, non oscilla a destra e sinistra, e fa un boato. Nel frattempo tutte le case intorno a te cigolano forte, senti i rumori delle cose dentro che cadono (se non erano già cadute), vedi tegole che cadono, gatti che scappano, cani che latrano e abbaiano, gli allarmi delle macchine che all’unisono scattano in un concerto terrorizzante. Tu sei lì e non puoi fare niente.

Non ti puoi aggrappare a niente perché balla tutto: piante, sedie, persone intorno a te. Devi cercare di stare fermo e non cadere e non farti cadere addosso nulla, e aspettare.

E in quei pochissimi momenti speri che finisca presto e ti rendi conto che non puoi fare nulla.

Puoi anche essere fuori e essere al sicuro ma ti senti un moscerino impotente. E’ la terra che decide e tu non sei nessuno.

E poi ti giri e vedi i tuoi genitori piangere di paura. E quelli che di solito ti proteggono in ogni situazione sono improvvisamente lì di fianco a te che hanno paura e sei tu stavolta che devi proteggerli, ma non puoi fare nulla.

Un attimo dopo passano poco lontano a sirene spiegate ambulanze, pompieri e polizia, e senti di nuovo gli elicotteri sopra di te.

Non vedi più il gatto e ti chiedi se lo rivedrai.

Non ti chiedi neanche cosa si è rotto in casa stavolta perché non te ne frega niente. Carichi tutti in macchina e parti per portarli lontano, e mentre vai in macchina speri che non ci siano altre scosse, perché l’ultima volta che tuo padre era in macchina ha visto la strada spostarsi sotto di lui e due capannoni crollare a lato della strada.

E torni il giorno dopo, e senti i racconti dei tuoi amici, che usano un bagno unico per tutto il paese, che dormono chi per terra, chi al parco, chi in camper, ma che comunque si svegliano per una scossa ogni 2 ore. E sono ogni giorno più stanchi, e indossano le stesse mutande da più giorni, e non hanno altri vestiti, e sperano di tornare a lavorare presto perché poi ci sarà da pagare una nuova casa. Solo che in molti casi il luogo di lavoro non esiste più.

Poi c’è il tuo amico delle medie che ti racconta che suo fratello si è salvato dal capannone che è venuto giù a Cavezzo perché si è buttato giù dalla finestra, e nel frattempo vedeva il suo collega che veniva ucciso nel crollo.

Pensi che sei molto fortunata perché sei viva e speri che non ci siano più scosse forti. Ma nel momento in cui ti rilassi ne parte un’altra e ti rimonta improvvisamente tutta l’ansia e la paura e scoppi a piangere senza accorgertene.

Poi ritorna la calma apparente e pensi che per fortuna è estate e a stare fuori non si sta male; chissà come hanno fatto a L’Aquila.

Racconto tutto questo, tralasciando tantissime altre cose, perché quando vedo che a Modena tra due giorni faranno una partita allo stadio mi girano le palle. Perché davvero vorrei che tutti sapessero com’è nella bassa e cosa sta succedendo poco distante da Modena. Vorrei che veniste tutti per presentarvi i miei amici e la mia famiglia, farvi vedere le case, le facce, la situazione e aiutarmi a portare aiuti alle persone che sono in crisi vera ma non abbandonano il paese (maledetti testoni). Vorrei che i calciatori che giocheranno domenica venissero nelle zone terremotate, si godessero una scossa e poi mi dicessero se hanno ancora voglia di giocare lì vicino mentre c’è gente che usa il giardino come bagno, non ha più un posto dove andare a lavorare, non potrà rientrare nella casa di proprietà, mangia cibi confezionati da una settimana, ha il cellulare che non funziona, dovrà vivere per i prossimi giorni con i vestiti che indossa da una settimana, o non sta prendendo le pastiglie che deve prendere una volta al giorno.

Le pastiglie sono rimaste in casa.

30 commenti su “Terremoto in Emilia nella bassa modenese”

  1. Hai saputo raccontare e descrivere molto bene quegli attimi terribili. L’anno scorso ero in Giappone, durante il terremoto, e non sono ancora riuscita a parlarne. Un bacio da Istanbul, e un abbraccio forte. Elisa

    • Ciao Elisa, è tosta ma bisogna parlarne, raccontare, far sapere. Me l’ha consigliato una persona de L’Aquila…spero sia un buon consiglio anche per te!

    • mi spiace farti rivivere certi momenti, però è bello sapere che qualcuno mi capisce! un abbraccio forte

  2. E la maestra di tua figlia, sposatasi l’anno scorso, che festeggerà l’anniversario dormendo in macchina perchè la sua casa è lesionata. E la tua collega che dice che per un bel po’ non ce la farà a tornare in casa anche se la dichiareranno agibile. E i pezzi della tua storia transennati. E il non dire nulla quando tu la scossa la senti e chi è con te no, perchè devi proteggere chi ami anche dalla paura. Anche dalla tua.
    Hai ragione. O si vive, o si vede, o non si capisce.

    • Sì, tutti questi momenti e racconti, e molti altri che vale la pena raccontare. E anche mia mamma è maestra…

  3. Sono di Bologna, il terremoto l’ho sentito ma ovviamente meno che da voi. Se ti consola, i calciatori saranno biasimabili, ma i tifosi si stanno muovendo tantissimo per aiutare, e persino i tifosi della Samp che vengono giù per la partita sabato porteranno una carovana di aiuti per gli sfollati.
    Un abbraccio, so che la situazione è difficile, ma qui da noi stiamo tutti facendo quello che possiamo per aiutarvi.

  4. Ciao,
    so che non serve a molto… ma volevo solo dirti che mi dispiace veramente tanto per quello che state vivendo. Hai fatto bene a raccontarlo… un abbraccio, anche se non ci conosciamo
    ciao
    Chaira

  5. Pingback: E’ la terra che decide e tu non sei nessuno. | How to be a geek mom
  6. Non ho mai provato queste sensazioni quindi non ti posso dire che so quello che state provando. Proprio poco fa ho sentito che ci sono state altre scosse. Mi auguro che siano le ultime. Vi sono vicina, vicina, vicina. E vi mando un sorriso di speranza.

    • ciao Silvia, grazie! mi auguro che tu non sappia mai cosa si prova in questi momenti. Spero anche io che queste siano le ultime scosse. A presto e grazie del tuo sorriso!

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  8. Ciao,

    a Genova abbiamo sentito la scossa più forte mai sentita a memoria di genovesi… mia moglie ha visto ballare tutto e guardava le nostre figlie e diceva…se fossi nelle zone dove il terremoto è arrivato davvero, dovrei prenderle e uscire, da sola, per 4 piani di scale, con loro…e poi? Poi??? Insomma, un conto è pensarci e poi cambiare canale, un altro è vivere una scossa vera. Detto questo, una piccola precisazione: sul fatto della partita, noi tifosi (io sono Sampdoriano) ci siamo molto stupiti della presa di posizione della società Sassuolo, che non ha voluto assolutamente cambiare sede della gara. Nel post te la prendi con i calciatori, ma in questo caso sono i dirigenti ad averla fatta grossa. Squinzi, presidente del Sassuolo, è presidente di Confidustria… è lui che dovrebbe farsi un giro tra i terremotati….

    • ciao Massimiliano, il post è stato scritto velocemente, di getto, mentre scappavo dalla mia terra, quindi sì, ho scritto “i calciatori”, ma intendevo tutto il gruppo di persone che organizza queste partite. Quindi dici che ci mettiamo dentro anche questo Squinzi? 🙂
      Mi auguro che tu e la tua famiglia non proviate mai quello che hanno provato le famiglie della bassa modenese in questo periodo. ciao

  9. E’ vero, bisogna parlarne, ma soprattutto se ne sente ancora il bisogno, di confronto, di sentire altre esperienze. Mi permetto di allegare la mia esperienza di quella notte, io abito a 7 km da PoggioRenatico (FE), paesino che non è mai stato nominato finchè gli artificieri non hanno fatto brillare il campanile
    http://trinity3dd.altervista.org/terremoto/

    • hai proprio ragione Trinity. Grazie di aver postato anche il tuo articolo, leggere che si provano le stesse cose aiuta tanto. un abbraccio forte e tìn bota!

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