L’Aquila oggi

Quest’estate ho scelto di andare in vacanza in Abruzzo, anche perché volevo vedere L’Aquila. Chi mi conosce sa che il paesino di cui sono originaria è stato colpito dal terremoto dell’Emilia del 2012, quindi sono sensibile al tema delle scosse; anche per questo ero curiosa di vedere come fosse oggi il capoluogo abruzzese.

Sotto un sole splendido e caldo, partendo in macchina da Roseto degli Abruzzi ho raggiunto L’Aquila in un’ora. Mano a mano che mi avvicinavo alla città vedevo casette di recente costruzione a uno o due piani, o piccole palazzine appena erette o ritinteggiate da poco, insomma tutto come nuovo, ma decisamente lontano dal centro.
Casualmente sono capitata a L’Aquila proprio nel giorno della Perdonanza Celestiniana, un evento religioso che attira moltissimi fedeli e che culmina con l’apertura della Porta Santa della Basilica di Collemaggio, gravemente danneggiata durante il terremoto. Ho fatto fatica a trovare parcheggio, così ho lasciato la macchina un po’ fuori dal centro. Camminando sulle stradine in salita mi sono accorta subito del cambiamento. Ho attraversato un parchetto con negozi di prodotti tipici e di artigianato, in casette di legno, davvero molto carini (ci ho comprato molti souvenir) ma che davano il senso di provvisorio. A destra del parco ho visto il Palazzo della Regione, che dalle scosse del 6 aprile 2009 è rimasto lì, inagibile, di un bianco abbagliante, ma pieno di crepe.

Quella notte di aprile morirono 309 persone.

Ho proseguito verso il centro storico e ho scoperto una città che – ne sono sicura – una volta era bellissima. Stretti vicoli tra palazzi storici, un corso centrale molto lungo che attraversa il cuore della città, chiese nascoste, acqua fresca che zampilla dalle fontane nelle piazzette più intime.

Solo che tutto questo oggi è inaccessibile. Addentrandosi tra i pochi vicoli che sono aperti (quasi tutto il centro è ancora chiuso: zona rossa) si respira l’odore dei cantieri e la polvere dei calcinacci. C’è molto silenzio, tranne nel corso principale, che è aperto e sta riprendendo vita. Lì c’è qualche negozio aperto, alcuni ristoranti hanno ripreso la propria attività e i tavolini sono pieni. Nella Piazza del Duomo, che è accessibile ma circondata da restauri in corso, ci sono negozietti in strutture di legno provvisorie, bambini che giocano, turisti -anche stranieri-, coppie che mangiano il gelato guardandosi intorno.

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La sera, forse per la Perdonanza, tutta la zona brulicava di gente e dai bar usciva musica ad alto volume.

Visitando il centro si provano sensazioni strane, si sente però sicuramente voglia di vita e di tornare alla normalità.

Proprio per la Perdonanza molti aquilani sono tornati in centro e camminando di giorno ho sentito alcune persone che, valicando le sbarre di blocco della zona rossa, si addentravano tra i palazzi terremotati nominando gli amici che una volta ci abitavano.

Mi ha colpito vedere la natura che lentamente si riappropria dei suoi spazi. Piantine nascono dove meno te lo aspetti, erbacce crescono sui marciapiedi dove nessuno le estirpa più.

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Ho girato a caso nel centro e ho trovato negozi rimasti pressoché intatti dal giorno del terremoto. In una vetrina, tristemente, ho notato la locandina di uno spettacolo che si sarebbe dovuto svolgere il giorno dopo la scossa del 6 aprile. Chissà se lo hanno mai recuperato.

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Anche le locandine del cinema del 2009 sono ancora lì.

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È molto amara l’ironia del destino: alberghi chiamati “Antica dimora” e “Gran caffé” storici hanno resistito al passare di decenni e a migliaia di clienti, ma non a una notte di aprile.

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La scuola elementare, come il palazzo del teatro di fronte, non è ancora agibile, ma la stanno restaurando anche con il ricavato dell’evento “Amiche per l’Abruzzo”.

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Mi ha colpito molto la zona dei vicoli chiamati sdruccioli, in pendenza: immagino che fosse una zona molto affascinante della città.

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Lì vicino ho pranzato in un ristorante tipico veramente ottimo (La Conca Alla Vecchia Posta) e mi sono goduta i sapori abruzzesi: pasta fatta in casa, pecorino, zafferano.

A L’Aquila ci sono davvero tante chiese, molte oggetto di restauro proprio ora, alcune sorrette da puntelli di sostegno, altre dove le ferite scoperte sono state cicatrizzate da piante e nidi. Ci sono anche chiese completamente restaurate, che abbagliano nel loro bianco sgargiante, in mezzo al marrone delle crepe dei palazzi circostanti. Se io fossi un’aquilana sarei a dir poco furente, a vedere che ci sono chiese perfette in centro, mentre magari io vivo in periferia in una casa temporanea che non sento mia, e la mia ex abitazione è ancora inagibile e abbandonata a se stessa, a due passi da questi luoghi di culto nuovi e scintillanti.

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Immagino che sia molto difficile restaurare palazzi storici quando si trovano uno a ridosso dell’altro, intervallati da viuzze inaccessibili per molti mezzi. Ma fa comunque molta rabbia vedere questa situazione e intuire cosa c’è dietro.

La casa dello studente, dove morirono 8 studenti, è uno strazio.

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Ho concluso la mia visita alla fontana delle 99 cannelle, uno dei simboli della città, restaurata e riaperta nel 2010. Splendida.

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Sono poi tornata alla macchina e solo allora mi sono resa conto dei calcinacci tutt’intorno. La mattina avevo parcheggiato di fianco all’ennesimo palazzo lesionato dal terremoto, ma non me ne ero accorta. Gli occhi non li avevo ancora aperti.

 
 

5 commenti su “L’Aquila oggi”

  1. Amo questa città, ci torno spesso, molto spesso e ogni volta è un colpo al cuore ma anche una speranza continua… perché nonostante tutto si respira voglia di farcela, di tornare a vivere. Bel post, belle foto, un racconto vero e sentito. 🙂

    • Grazie mille Erika, sei molto gentile, io ho semplicemente raccontato quello che ho visto e sentito. Penso che anche a me piacerebbe tornarci più spesso, peccato che da dove abito io sia veramente lontana. E ti do ragione: si respira proprio voglia di tornare a vivere. Speriamo che questa città possa tornare presto alla luce. Ciao!

  2. Ritratto commovente di una citta’ fantasma. Leggere il tuo post e’ stato un po’ come esserci stata.

    • Grazie carissima Alicia! Sì, è una città fantasma, ma si respira la voglia di vita. Se ti capita, facci una visita. Un abbraccio!

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